La casa dei pensieri

3.9.12

Il Pci che manca al Pd



Stop alle polemiche sulla scelta tra De Gasperi e Togliatti per il pantheon, attenzione seria alle politiche di genere, tornare in mezzo alla gente, ascoltarla, fare politica per passione. Necessità e mancanze del Pd indicate da personaggi e militanti di primo piano della storia del partito (dal Pci al Pd) bolognese: Isa Ferraguti, Luisa Lama, Lorenzo Capitani, Mauro Roda, Rosanna Facchini, Marta Murotti e Paola Savigni. Critiche senza sconti che guardano al futuro, perché senza certi punti fermi non si va da nessuna parte.
È il primo appuntamento esterno della Festa de l’Unità, organizzato da Casa dei Pensieri alla Libreria Trame, martedì scorso, e si presentano due libri sul Pci in Emilia Romagna: Emilia rossa. Immagini, voci, memorie dalla storia del Pci in Emilia-Romagna (1946-1991), a cura del docente Lorenzo Capitani (Vittoria Maselli edizioni), e La mia vita in un quaderno. Eventi e persone alla rinfusa nel ‘900 e oltre, a cura dello storico sindaco di Zola Predosa Marta Murotti (Labor edizioni). Due riflessioni su cosa ha voluto dire vivere in Emilia Romagna nella storia del Pci. «Una storia che manca – dice Capitani – La mostra in Sala Borsa sul Pci aveva carenze proprio sulla nostra regione. Manca un’operazione complessiva, un po’ per i pregiudizi di chi farebbe a meno di questa storia, un po’ per i nostalgici. Il nostro è un gesto: bisogna unire le forze per mettere mano agli archivi, dove tanto materiale rischia di andare perduto».
Per cominciare, tra documenti, riflessioni e immagini, Capitani ha chiamato a collaborare molte persone, e ha fatto una lunga conversazione con Carlo Galli, direttore della Fondazione Gramsci dell’Emilia Romagna, che costruisce un suggestivo parallelo forse un po’ irritante per i leghisti: «il Pci, come il Po, ha consentito il farsi di un territorio». Ma non c’è mitologia, né nostalgia, come per la Murotti, che confessa: «io non ho scritto un libro, sono pigra e mi mancano gli strumenti. Mi non fatta raccontare storie, e io le ho ascoltate, cosa che oggi non si fa più, e trascritte perché non voglio cancellare le nostre radici». Questo l’ha spinta a scrivere il libro, che per Mauro Roda (già tesoriere del Pd bolognese) «è scritto col cuore, racconta incontri con Rodari e Calvino e non parla di un Pci ideologico, ma di un partito capace di ascoltare persone per costruire la società democratica italiana, che prima non c’era. E le donne sono protagoniste di questa storia».
C’è un po’ d’amarcord, inevitabile. Ad esempio la Murotti, oggi ottantenne, ricorda quando, nell’immediato dopoguerra, «Vittorina Dal Monte viene a parlare coi miei genitori per chiedere di farmi fare politica per la Fgci. Avevo 17 anni, ero minorenne e donna, figlia femmina. Mia madre era d’accordo, mio padre aveva dubbi, poi Vittorina gli disse: “ma dai, è solo per tre mesi!”. E fu per tutta la vita…». Ha la grinta e la dolcezza di sempre, il sindaco che a Zola Predosa fece partire il tempo pieno a scuola quando ancora a Bologna se ne discuteva.
Ma subito l’amarcord del Pci diventa una bacchettata per il Pd. E la Ferraguti, già parlamentare, dice chiaramente che «nel gruppo dirigente del Pci c’era un’attenzione alle politiche di genere che manca al Pd. Nel 1972 Berlinguer impose un candidato donna per ogni collegio, e in vista del referendum sul divorzio, nel 1974, convocò noi donne della Commissione femminile nazionale che lavoravamo a Roma, a Botteghe Oscure, per sapere come stavano reagendo le donne. C’era lo stato maggiore del Pci, e noi raccontammo come il consenso era trasversale, che le donne sapevano cosa significava il referendum. Berlinguer ci ascoltò, poi si voltò verso i dirigenti e ordinò loro di mettersi al servizio della Commissione femminile per la campagna elettorale».
Serve coraggio, «serve ricostruire la voglia e la capacità di vivere insieme», dice la Facchini. Donne e uomini, italiani e le persone che ancora risultano extracomunitarie. Per questo la Murotti dice senza mezzi termini: «spero che la prossima campagna elettorale non accantoni per timore il tema dell'immigrazione». Parole chiare, dette a un appuntamento della Festa de l’Unità. Parole nette per il Pd, dal suo interno.
Alberto Sebastiani Caffè letterario La Repubblica